Prevedere per tempo i forti brillamenti solari

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Secondo quanto riportato in uno studio pubblicato oggi su Science, sembra proprio che – grazie a quelle che potrebbero essere definite previsioni meteorologiche estreme – siamo in grado di prevedere con grande precisione e affidabilità i brillamenti solari: massicce esplosioni di radiazioni elettromagnetiche, plasma e particelle cariche che avvengono nella parte superiore dell’atmosfera della nostra stella (la corona solare), innescate dal rapido rilascio di energia immagazzinata nei contorti campi magnetici delle regione attive, attorno alle macchie solari. La radiazione X emessa da un brillamento – o flare – e l’espulsione di materiale dal Sole che spesso accompagna i brillamenti, può avere potenti ripercussioni – in termini di meteorologia spaziale – sulla Terra, che possono comportare rischi per astronauti, satelliti e sistemi tecnologici a terra, come reti elettriche e di telecomunicazioni. Il tempo che abbiamo per correre ai ripari è di soli 8.3 minuti dopo l’inizio dell’evento – il tempo che impiega la luce del Sole ad arrivare sulla Terra – e pertanto riuscire a prevederli prima che esplodano è di importanza fondamentale. Man mano che la nostra società diventa sempre più dipendente da queste tecnologie, aumenta la necessità di metodi affidabili per prevedere questi eventi solari e diminuire i tempi entro i quali viene dato l’allarme, quando si verificano.
Kanya Kusano e colleghi hanno presentano su Science lo schema k, un modello predittivo in grado di prevedere grandi brillamenti solari in modo più affidabile rispetto ai metodi precedenti.
Lo schema k sarebbe stato in grado di identificare la presenza, l’ubicazione e le dimensioni della maggior parte dei brillamenti, fino a 20 ore in anticipo.

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